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Vol. III.
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abbia qualche merito, o per l’ingegno del fabricato, o per lasua ricchezza, o per Fepoca, o per la istoria, anche che siadifettoso, conviene sempre risarcirlo senza perö togliere mainulla e riformare, aggiungere, ed accomodare i difetti, giac-che cosl facendo non si diforma, non si maschera, e non siva incontro alle giuste critiche.

Spesse volte Fambizione di comparire ci conduce in que-sto sbaglio, onde potendo in progresso capitare a voi tali cir-costanze, guardatevi di voler comparire sopra le cose fatte:accomodatele, assicuratele , ma non aggiungete, non mutilate,e non fate il bravo.

Quanti Tempj de’bassi secoli, o Gotici o di altre manierenon usate da noi, si sono deformati per smania di metter co-lonne, pilastri, cornicioni, nicchie, altarini e tanti altri nonappropriati oggetti? ln qneslo modo per lo piü si hanno risul-tati misti, improprj e svantaggiosi.

La facciata del Duomo di Milano, una delle pid bellefabriche Gotiche, per la voglia di farvi delle porte e finestredi scuola Veneziana, che fanno rabbia a vederle, ne serva diesempio.

JNel bellissimo Duomo di Orvieto quei tanti ornati inter-ni di architettura Romana quäle unione vi fanno? Urtano ilbuon senso, e quantunque da per loro belli, pure in quelPin-sieme di altro stile non si posscno soffrire.

Se qnelli architetti in luogo di volerne mostrare il lorosapere con quelle decorazioni, in quel sito inconvenienti, a-vessero imitato lo Stile del tutto, che altro effetto avrebberoprodotto ?

Di questi disordini, provenienti dal poco buon ragiona-mento, ne vediamo quasi da per tutto, perche un architettoche giunge ad avere una incombenza in una chiesa, in un pa-lazzo ec, dove cio che deve farvi sarebbe bene che conser-vasse l’unione di Stile, di parti, di tinte ec. niente cura di ciöma vuol far sempre meglio di quello che trova ; ed ecco postauua bella pezza di velluto cremisi sopra un abito di un pannoordinario. Esaminate puntualmente questi avvertimenti, e tro-verete vero il mio ragionamento, onde profittarne nelle occa-«ioni.