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ii uccelli rapaci. Ci ricovereremmo, come lo*ali. so, dentro le rocche più inaccessibili, o sulle,!iè montagne più dirupate; e quindi ciavvente-pcr remino a’frutti , ed agli animali destinati alle nostro servigio : dqpq di chèli tornerebbe diia, lungo alle nostre tane, ed a'nostri cimiteri.
Contesi Che domine dice mai, cari Signo-ra ri? Voi mi volete far morir di paura con core-tti sta vostr’ arte di volare, Do fin da ora la mìa;lli maledizione a chi oserà di sognarsela. Deh ,ila. non mi state a parlare nè di spelonche, nòdiai pimiterj. Lo vedete, Signor Cavaliere, a cherischj voi ci esponete con coteste vostre inven-; 0 J. fiotti'
or . Cont. Non dubitate, Signora. L’arte del10 . volare non vi dee metter paura. Ella è, stoffl , per dire, imponibile. La natura vi ha postomj. un ostacolo quali quasi insuperabile, A voler,fC i che il corpo d ? un uomo st sostentasse per aria,di e si ponesse in equilibrio collamedesima, bi-\ r | sognerebbe idearli una macchina vota d’unaac . grandezza $ì smisurata, ed’un impaccio posi„j tremendo, che il governarla, e maneggiarlai 0 j (a) (a giudizio d'uomini savj) è una delle co-idi se disperate, ed impossibili ali’ uomo, al pa r &B or Vlìj|| c del moto perpetuo. " ! ■
^ Comes Lodato sia Iddio. Per oggi non miItt j curo di saper altro. Domane, che li sarà? Vo-gliam noi ripicchiare sopra gli uccelli ?
|z. Cont. La materia sicuramente non è per man-, r . carri. Tuttala difficoltà consiste più tosto inj, resecare il superfluo. Dove ci fisseremo ?jy Prior. Ognun li scelga quel, che più gli pia-c . ce, e nefaccia parte alla compagnia .d Cav. Se’l Signor Priore mi voi far sicurtà,