GLI UCCELLI.
DIALOGO SECONDO.
II. Conte "|
La Contessa j* di Gionvalle.
Il Priore J
Il Cavaliere del Broglio.
Cav. TTErsera me n’entrai quatto quatto nel*1 lo scrictojo del Signor Conte, e trO-Jr vai sopra! suo tavolino un certo li-bro , intitolato Ornithologia Wìllugbbì , beli’ eaperto. Mi misi a scartabellarlo da câpó a piè,e trascorsi ad una ad una quelle diverse figured’uccelli , che vi sono egregiamente impresse,e miniate al naturale. Tutta la notte nonhofatto altro, che riandar colla niente quelle be-nedette figure. Ma sópra tutto m’ha fatto spe-zie quei becco smisurato, e quella zampa tra-lunga di taluni ; quando considerava, che glialtri avean un becco si corto, e se ne stavan sìaccoccolati, che a mala pena si scorgea loro lapunta de’piedi. Or dico io ; tanto gli uni ,quanto gli altri non hanno altro debito, chedi volare, e di procacciarsi il lor vitto. Per-ché dunque tanta diversità d’ale , di becchi,d’artigli, e di tutte le parti? Vogliam noi di-re, che questo divario provenga dal capricciodella natura? o veramente, che sia un effettopremeditato, e diretto a qualche fine partico-lare ?
GLI UG»CELLI .
La