Dialogo Terzo* 73
ài sdnale , nè reale . Egli non ha alcuna parte dafe farsi odiare. Le sue qualità , non solamentéjf«- non son cattive, ma tutte buone. Non si tro-te. va in altro animale, nè una taglia si bella, nè1 pr un’indole s-1 generosa, nè una servitù sì cor-M tese, nè una bocca si parca, come la sua. Ri-fui* mirateli tutti quanti : Vi ravvisate voi un’al-idi! tra testa così briosa ? un occhio così vivace ?là un portamento di collo così impettito, e biz-:« zarro ? un corpo così ben fatto ? un crine,che ondeggi al vento con tanta grazia ? una:t:: gamba , che si pieghi con tanta leggiadria ?,h Ò il rimiriate in atto di far l’esercizio sottoni la f disciplina del cavalcante ; o in tempo ,i che sciolto, e sbrigliato passeggia liberamen-» te per la campagna, sempre vi troverete larii nobiltà del portamento , ed una cert’ ariaJi briosa, che fi fa sensibilmente distinguere an-te che a coloro, che nons'incendono di cavar-mi Ieri zza.
ti» Ma il più grazioso di questo animale , si,tlì è la bontà delle sue inclinazioni . Egli nonli® ha, per così dire, altro genio, che di far fer-iti! vizio al padrone. O eh’ ei l'attacchi ailaratro,o eh’ei gli metta la soma, s’adattaatutto. S’e» arrecherà più tosto a trafelate fot to il peso ad-to» «Tostatogli, che rinculare. Se poi si tratta di«i dover portare fui dorso il suo padrone, par eh’Dilli ei s’accorga d’un tale onore , e che in certaItili maniera se ne panneggi - Studia tutte sef# vie di contentarlo : ad ogni suo cenno mu-li ta pasto; e mostrali sempre pronto ad allen-ii» tarlo, a raddoppiarlo, e a precipitarlo, ama-ylt la pena conosce il di luì volere. Nèla lunghcz-,tp za de’viaggi, nè la scabrosità delle strade,®- nè