Dialogo Terzo. 75
Cacciare, ballare , far capitomboli , e mille5 ® altre lestezze di vita. Fra l’altre cose, scin1 à una compagnia di quaranta persone un gli no-'à mina^una carta da giuocare, la porta beniilì-V mo a quella tal persona, che gliela ha chiesta.* Comes. Come mai può ridursi un animale,it» che non ha intendimento, a un tal segno ?
® Cav. Bisogna almen dire , eh’ egli abbia# )' una spezie di memoria, Concioffiachè un ca-î? ne impara a portare a colpo sicuro ciascun de'issi quattro assi , ed a discernerli l’undali’altro,% Vi dirò, come si fa. Si prende un mazzo dicarte nuove, e gli si mette ad ora ad ora il man->ài giare sur una di esse. Poscia si manda a cercarquella carta fra tutto il mazzo. La raccapez-zi za benissimo: perciocché essendo già usato aitili trovarvi il suo conto, e ad essere accarezzatout ogni volta , che la riporta, la va fremendo a!îP pocoa pocodali’altre, e la consegna tutto se-mi stosoinman di colui, che gliela nomina. Inài. fatti non è una cosa più stravagante, a vede-wilit re un cane, che sappia scerre una carta da qua-mioit rant’altre, di quel che sia il vederlo distin-guere in una strada la porta del suo padronefti dall’altre porte contigue. Ma il più curiosoirti del mio Muftì consiste ne’ naturali suoi lazzi ,
1 ili ed in certe sue maliziette, veramente godibi-li, S’io prendo la mia sacchetta de’libri, perIli andar a scuola, il meschinello, sapendo, eh’pisi ei deve star da tre ore senza vedermi, s’intri-si jf {lisce, ed imbroncia, quasi che gli venisse fat-iti® to un gran torto. Poscia si pianta dinanzi allamiti porta, e quivi aspetta il felice momento di ri-itolf vedermi. Se poi in vece di prendere i libri, mi[,S cingo la spada, 0 gli so un semplice motto di]£• anda-