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gior sugo , inondano i nocchi , e buttan asuora più bottoni . Questo travasamento del ! giisucchio , eh’io argomento farsi dalla scorzanegli otricelli, da gli otricelli nel midollo, e te.quinci nelle fibre de’ nocchi , è conformiamo iìialla disposizione de' vasi , e tanto più è veriti- riimile, quanto che le piante , che han di molti teibottoni,odi molti fiori,o di molti frutti,han- siino altresì molto midollo, come si vede nei jnsambuco, e quelle all’incontro, che n’han- rieno pochi o nissuno, non hanno punto di mi- re :dolio, come addivien ne’ pedali delle fave, e «de'fermenti. ,i
Quanto ali’altra parte del succhio sottile, neche svapora per la rezza delle foglie, e de’frut- tliti, egli traspira a proporzion dell’apertura de’ ippori, che vi ritrova i II caldo temperato da un \idolce fresco mette in succhio tutte le piante , triinè lascia svaporarne in gran copia. E questo è lèEmotivo, per cui a primavera, e verso '1 sin Adella state son piene zeppe di sugo. Ma alcune iovolte fa tanto caldo, che s’apron notabilmen- ete i pori delle foglie, e di tutte l’altre partidelle piante, e allora il fugo degli otricelli, le]che stende!', orizzontalmente sin alla rezza mesteriore, trapela fuori, e presto presto sva- ppora. Allora gli otricelli, perdendo più sugo f»di quello, che non ricevono, è giuocoforza, re:che tutti diventin flosci, e schiacciati come «tanti sacchi voti. Le fibre altresì, ches’atten- laigono a gli otricelli, per mancanza d’appoggio, toinfiacchiscono, e vedonsi allora tutte leso- aliglie, e le medesime rame inchinarsi, e quali hain atto d’ammortire. A questi caldi eccessivi ol'albero acquista più la notte, che’Jgioirne: i