PaiORE DI Gionvalle. Uff
taggi c de’fini della luce, e de’colori, sbalé>strarido tutti e due a più potere, entrate in cer-ti ginepreti di difficoltà, che non han punto chefare col merito della causa. Uno di voi, assue-fatto a trovar ripiego a ogni cosa , pretendespiegare l’essenza della luce, e la sensazione,che quella luce medesima produce in noi. L’al-tro, essendo usato a dubitare di tutto, sostienedi non ester tampoco sicuro di vederla. Voi,Signore, volete sapere quel, che forse non v’ èpermesso, c voi, Padron mio , volete ignora-re ciò, che si tocca con mano. Appigliamacipiù tosto al partito d’informarci, e di approfit-tarci di quel, che abbiamo, senza correr diot-tro a quello, che non può aversi, e lasciar in-fruttuoso ciò, che si possiede. Voi altri filoso-fi mi parete giusto tanti lavoranti d'un arteficed’orinoli, che, dopo aver ricevuto dal padro-ne dell’oricalco, e degli ordigni, per fare unaruota per uno, volessero trapassarla giornataa disputare calorosamente della natura dell’ot-tone, e dell’acciaio. La luce, ei colori, chesono il soggetto della vostra quislione, non cisono stati dati, per iscrutinare qual sia la loronatura, né per servire d’argomento di disputa ;ma bensì per poterci regolare nel nostro viag-gio . Noi vorremmo penetrarne l’essenza, per-ché liamo troppo curiosi; o negarne resisten-za, perché non arriviamo a capirne l’essenza.Tutti e due questi estremi sosto viziosi. Atten-diamo ad approfi ttarci di questa luce, e di que-sti colori , senza fermarci a scandagliare qualsia la natura dell’ una e degli altri : o se voglia-mo in ogni modo esaminarla, procuriamo,che il nostro esame non passi i limiti della no-Q 4 stra