14 L e fausta
re d’un color d’ambra, che è una bellež-za.
Gav. Ko veduto de’dilettanti riporrei’uvefresche (non meno dell’altre frutte) invasidiverrò; ed ho osservato, che esposte al Solesi perfezionano, e si mantengono lungo tem-po, per non essere molestate dali’aria. Credoperò, che vi siano delle maniere più sempliciper conservarle i
Maniera Contef. Io per me ne so dite, dallequali ri-di con- cavo un profitto grandissimo. La prima fi è farservar 1’ mozzare leramora cariche di grappoli moltouve per lunghe, e queste attaccare ad alcuni cerchi ap-lungo pesi in aito, e collocati in un sito, dovei’ariaem P°* non possa punto giuocare. Mala più vera è so-spenderle dentro le casse, o tini asciutti, af-finchè, neli’aprirsi le dette casse, quando fivuol valersi del suo bisogno, quelle, che ri-mangono colà dentro, non possan esser ossesedataria.
Evvi pure un altro ripiego, che èaricor piùsicuro de’due precedenti, il qual consiste inlasciar appassire le ciocche dell’uva sulle per-gole, e quivi ^tenerle inviluppate per tutto’1decorso del verno in due diversi sacchetti, 1’uno di carta, e l’altro di tela incerata . Làspesa è leggiera, e può servire per parecchi an-ni. E'però da avvertirsi, che il sacchetto del-la tela incerata vuol esser legato su in alto piùstrettamente , che sia possibile . Così 1' uva( fecondo me ) tira tuttavia qualche umore dalsuo pedale, oalmen non perde, per l’evapo-razione , soverchia copia di sughi, è trovasidal? altro lato difesa dagl’ insulti della pioggia,della Stagnuola, degli uccelli, de’ sorci , e