Dialogo [Secondo. 45
Jiffime vigne, situate ne’luoghi pisi solativi,onde poter maturarci suoi frutti, e fornirgliabitanti della zona temperata, ed i popoli set-tentrionali , il cui sangue è coagulato dal fred-do, d’un liquor spiritoso, e giusto acconcio aresistere al grave peso dell’ aria soverchiamentecostipata.
Cav. Ma non sarebbe egli meglio, che lanatura ci apprestaste ogni sorta di frutte inogni paese, ed in ogni stagione ?
Prior. L’ autore della natura accoppia al-la sua liberalità una prudentiflîma econo-mia . E con ragione . Imperciocché , s* eiprofondesse le sue grazie senza regola , elenza misura , ne nascerebbono de’ disordi-ni incomprerisibili : laddove, dispensandolecon riserva , porta ali’ umana società infi-nitissimi beni. L’uomo per questo mezzo sitrova in necessità di stare in continuo eser-cizio. Si dijibera in conseguenza da moltivizj , in cui si troverebbe vituperosamenteinvescato, s’egli menasse una vita oziosa,e poltrona. Cosi egli non solamente si tro-va obbligato a faticare per vivere, ma viencostretto eziandio ad impiegare tutta la suaabilità, per partecipar delle frutte distribui-te per tutta quanta la terra , e la pisi partelontane dal suo paese . La diffalta di certicomodi, accordati ad una Provincia, e ne-gati ad un’ altra, è cagione di mille indi-genze , di mille desiderj, e di mille sforzi.Le produzioni particolari di ciascun climametton gli abbicanti in issato di dover ri-correre 1’ uno ali’ altro : e questa loro ne-cessità diventa un vincolo di reciproca cor-