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querelarcene? Noi fiaui sue fatture; ed egliin conseguenza ha tutto il diritto di disporre dinoi comunque gli aggrada. Cerchiam piutto-sto ( se sìa possibile ) d’indagare j almenoâtentone 4 I* adorassi! condotta delle savie suemire. I fiori, e le frutte, il delizioso, ed ilnecessario son tutti premj accordati alle nostrefatiche : nè questi premj si son voluti concede-re agli scioperati. Evvi però una grandissimadifferenza tra la fatica, che appresta ali’uomoil delizioso, e quella * che gli somministra il ne-cessario. La prima è libera, e peplo più affaimen penosa. La seconda e indispensabile, epiena generalmente d’affanni. La Provviden-za non ha voluto, che l'uomo, per provve-dersi di fiori, ed anche di buona parte di frut-ti , penasse troppo. Il merito principale di que-sti beni consiste nel ricrearci, ed in fornir didelizie le nostre mense. Ma queste ricreazio-ni, e queste delizie ci riuscirebbono in certomodo piuttosto ingrate, che dilettevoli qua-lora venissero amareggiate da’ sudori del nostrovolto : anziché si proverebbe naturalmente unafortissima ritrosia a procacciarsi un piacere nonnecessario, la di cui acquisizione dovesse co-starne del gran disturbo, Così adunque la cul-tura de’ stori, e delia maggior parte de’ frutti,è per l’uomo un esercizio dilettevole, o un in-gegnoso divertimento, il qual esige più indù*stria, che pena, e gli ferve più di Toglievo, perdistricarsi , che di travaglio, o di fatica. Ol-tre di che non è forzato da alcuna necessità adoccuparsi in così fatto esercì zio.
Tutt’altro addiviene rispetto alla coltivc-zion de’ legumi, e de’ camangiari, che gli sei-
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