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Tomo quarto.
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Di AtoGO Terzo. 51

vono di companatico, e molto più ancora in°| ordine alla culttìra delle biade, chegli appre-t() , stane ii suo pan condiano. Non islà in sua ba-iji Ila il trasandarla ; e questa stéssa necessità glif lt costa di gran travagli, non potendo venir a ca-â podi procacciarsi il suo vitto, se non a forzaI, di sudori, e di stenti. In una parola, iaProv-£( i (l videnza ha voluto, che la fatica gli sia non men[gj necessaria del pane, e eh ei labbia a cuore alg B par della vita.

| B Questa fatica però, per quanto grave ella4 sia, non arriva nulladimeno a costernarlo. Lalt , terra, che ha di bisogno del soccorso delle sue

yj,, mani, fa eh ei non perdasi di coraggio , ri-

à compensandolo generosamente desuoi servi-si gj, senza fraudarlo giammai delle accordate promesse, {a) Ella gli restituisce con unusu-M ra incredibile tutto ciò, che per sua parte ri-jjiu ceve; e quanto più assiduo, e più diligente sit(!S , mostra nel coltivarla, tanto più copiose, eab-J bondevoli son le raccolte, ehei ne ritrae.Jjfl, vi crediate, ehella si stanchi a fruttificare perH1 , quella natural fievolezza, che porta seco laE[B moltitudin degli anniconcioffiachèdopo unaIjjj lunga serie di secoli non ha mai mancato di ri-JC|| j, cuperar danno in anno le grazie , e il vigoreat[ j della più vegeta gioventù ; e dopo essersi affa-à ticata a produr delle mesti soprabbondanti; colriposo dun anno solo, o, per dir mèglio, dE un solo inverno, è stata sempre capace diri*O). prender le primiere sue forze, e di sfruttare al*,jjl tremato.

Cav. Io slava dianzi in errore.- maoracom-jjj., prendo, che a ridur luomo in istata di fatica*,sg, re, non v'era un mezzo più poderoso della ne*

Il tra-vaglio èali uo-mo necessanoal paridel pa-ne.

Fecon-dità del.la terra.(a) Cic.de Se-nect.