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Tomo quarto.
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119
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Dialogo Quinto. 119

Sapea molto bene, cheilpromovimento dellagricoltura è una delle massime fondamentalidel buon governo, e che un Principe non puòmai regger felicemente il suo Stato , se nonprocura asuoi popoli, dequali egli è padre,1 abbondanza , e la quiete . Ma questa suapermissione trovò nella Bretagna, e nelle par-ti Settentrionali (sella Gallia Belgica degli o-stacoli insuperabili per parte della natura : on-de proseguì tuttavia, tanto daBelgi, quan-to da Celti, a ricavare la quotidiana bevandadal sugo dellorzo , perla penuria, che fi pa-ria delle viti. (a) Ma a poco a pocosarrivòa propagarle anche, a riserva di quelìti,dove non poteano in nessun modo allignare.(è) S. Martino piantò una vigna nella sott-raine verso la fine del quarto Secolo. San Re-migjo, il qual fiori tral quinto, el sesto, la-sciò per testamento a diverse Chiese tutte levigne, eh ei possedeva nel territorio di Rems,e di Laon , in un coglf schiavi da lui mantenu-tivi, per coltivarle. Le viti da allora in poi sidilataron per tutta quanta la Francia, e forseforse elleno richiamaron^ i Galli a ripatriarenel loro originario paese, siccome prima gliaveano indotti ad abbandonarlo, per accasarsiH 4 in

(a) Ved. nellAntologia un Epigramma dell Im-perador Giuliano , diretto alla birra.

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Th viviti (Tpuir'J nu£cev aif n'cuyjj'mcioè: I Galli, per la scarsezza delluve, ti han-no cavata dalle spighe.

(e) Greg.Tur.deglor-confess.