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I N <3.
tunque sia derivato da una medesima vigna, èfatto della itess’uva. Il villano, che non hà,se non una coltra, o due di terreno, non puòiiè sterzarlo, né tagliarlo* Fa di tutte l’uveun composto ; e credendo di rettificare il catti-vo col buono, vien col catti vo a guastar il buo-no. Ma il gentiluomo, che ha molte vigne,può investigare la particolar qualità di ciascunvigneto, e far di più uve un miscuglio , cherenda accreditarci! suo vino.
Cont. Questa scelta, e questo assortimentod’uve diverse , di cui poc’ anzi ho parlato ,giova del pari a chi vuol far del vin bianco, ea chi si diletta d’averlo rosso *
Cav. Ma, Signore, voi parlate del colorede’vini in una certa maniera, che par , chesia in poter nostro l'averli comunque si vuole.V’ è forse modo di ricavare siali’ uva bianca unvino, che non sia bianco, e dalla nera un Vi-no, che non sia rosso?
Com. Certo, che stiva bianca notivi puòdare, se non vin bianco , ed un vino, che perlo più non ha polso, né prerogativa di sortaalcuna, che presto presto vien torbo , e Cheprincipia, innanzi che arrivi la state, a darla volta . Queste maniere di vini noti son quasipiù in uso. I foli medici li trovan buoni pergli ammalati. Ma il vin chiaroso, il cui colo-re è si vivo, é’1 cui candore riluce, e brillacome un cristallo , provien dall’ uve nere mo-rate, e tanto più serba il suo chiaro, quantopiù vien purgato da ogni minimo granellosi’uva bianca. Una volta il vin d'Ai a mala penafi potea conservare tutto il primo anno. Il su-go spremuto siali’ uve bianche, ond’eran tut-te*
uri