Dialogo Ottavo* 235tirati, dovei nostri bracchetti non vadano adassaltarle. Alleviamo sotto la nostra disciplina La falco*diversi uccelli da preda, e varj cani da caccia , F7 a *i qpali ipiparate le nostre cifre, ed i nostri ger- care de*’gbi, capiscon benissimo i nostri sentimenti, e cani edgiusta gli ordini, che noi lor diamo, o colla il corre-voce, 0 col corno, corrono frettolosi dietro re de’le-alla preda, che fugge, seguono fedelmente la v4 er **di lei traccia, la girano, e la rigirano per cen-to versi, secondano con destrezza le di leigiravolte, s*allontanano a tempo, tornanoalla volta nostra; correggono iproprj falli,c pongono in opera tutta la sottigliezza dellalor vista, tutta l'acutezza del loro odorato,e tutta T agilità» delle lor membra, per sco-prire , per rintracciare , e per metter nellenostre mani la preda, che è soggetto de'np-stri disi;.
Finalmente, in vece di servirci dell’arco, edelle frecce, siamo arrivati a valerci d’un ar-me, il cui colpo è ad un’ora veloce al paridel vento, ed inviabile al pari dejfidmine.
Nè questa è mica un’Iperbole • Si può dire converità che i nostri archibusi sian fulmini, echela nostra mano scarichile saette; concios-siachè facciam volare per l'aria un globo difuoco, che trapassa da banda a banda, gli ani-mali da noi lontanissimi, e li fa cader mortia* nostri piedi, prima di sentire lo strepito, pprima di veder il lampo, che accompagnanoil colpo.
Cav* Dal piacere, che io provo a questa sortadi caccia, argomento, che vega fatto un grantorto a chiunque é interdetto l’esercj tarla. Per-che mai, Signor Priore mio caro, il privilegio
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