i)îtt a Natura.
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Noi dobbiam dunque stimare, e realmente l ad , ver .amare l’umile artigiano, il lavoro del qualeci risparmia molti fastidj, e ci provvede per i Giornibisogni del Corpo. Ma con qual occhio mi-rerem noi gli oziosi, che ci dimandano deiservigi, e non ce ne rendon mai uno? similiappunto alle ìuppe o altre mostruose escrescen-ze, che attirano a sè la vita de’membri vi-cini , senz’ aver esse alcuna funzione nel cor-po. Se lo sfaccendato è un mostro di bruttez-za e d’ingiustizia, perché sfigura e distrugge:la società, vi faran ben dei mostri tra gli uo-mini. Ve ne sono che al di fuori fanno unabellissima mostra ; sono spesso tutti oro, erisplendenti più che tutto il resto degli uomi-ni. Ve ne sono degli altri coperti soltanto dicenci, che formano uno spettacolo il più or-rido che su la terra veder si possa.
Qui si presentano due quistioni assai curio-se 5 1’una di cercare qual dei due più nuocaalla società, se il ricco scioperato, o se il po-vero, che nulla vuol fare; l’altra d’investiga-re, se a questa doppia poltroneria alcun ri-medio vi possa essere.
Per una divozione poco illuminata si tignar- j, fortffdallo indistintamente tutti i poveri come og-che fa ali*getti degni di compassione ; ed avvi una in- ^“o^sdo-discreta filosofia che rappattumasi coll’ uomo perato.più voluttuoso, per la ragione eh 5 ei fa gran-di spese utili alla società. E'vero che la Prov-videnza sa far nascere di grandi beni dai nostrifalli, dalle nostre cupidità, ed anche dallenostre ingiustizie. Cosi è che i poveri piùribaldi ponno esercitare la virtù di quelli cheingannano; così è pure che le più spropositate
spe-