d Eti a Natura.
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festivi servigi, arrivando sino a negare l’ali-mento a quei che ricusano di lavorare : al-trimenti noi fomenteremmo 1’ oziosità , emanterremmo la mendicità, con altre conse-guenze veramente terribili. i°. Diamo: 2 0 . maa quei che lavorano . Da queste due praticherisulta il buono stato della società; e va in ro-vina, se 1’una coll’altra non si collega. Ab-biamo 1’ attenzione di non accrescere i nostripesi , che non son piccoli. Se, oltre i poveridelle Città, i proprietari si caricano anche delPobbligo di far vivere i poveri della campa-gna, ognuno spaventerà ssi di un peso cotantoenorme , o si riputerà questo supplimento co-me un impraticabil progetto . E sarebbe talein effetto , se si dovesse dare più di quel chesi dà. Ma non occorre ricorrere nè alla tassadelle terre, nè ad alcuna nuova imposizione.Il fondo necessario per far lavorare i poveridelle nostre campagne , e per impedire chenon ve ne siano in Città, è nelle nostre mani.Noi lo troviamo nella dolcezza Francese, nel-la umanità della Nazione, e in quella propen-sione a sovvenire i poveri , che fa la gloriadella nostra Chiesa , Contentiamoci di darequel che per l’innanzi daremo. Le nostre li-moline bastano a far sussistere tutti i nostri po-e questo è ciò che presentemente a di-
ven
mostrare mi resta . Ma queste limoline , chemantengono l’infingardaggine, la sopprimereb-bero interamente, e farebbero fiorire il commer-cio, se fossero regolate e impiegate a ricompen-sare il lavoro . Non si tratta già d’imporci ungiogo più pesante; ma di prenderedelle misureprudenti per assicurarci uno stato più quieto.Toma XI. E Giù-
La Sop"pressiqn
DELLA
MENDICI-
TÀ.