Band 
Tomo undecimo.
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delia Natura. ij§

Quel beli’occhio, che si da alle stoffe, nonè un lustro frivolo , o destinato ad infinoc-^ chiare il compratore con un brillante passag-gi Zero: Quest’ è ali’ opposto una bellezza per-manente, poiché la stoffa, in Cui queste fat-1(8 ture fossero neglette, avrebbe l’aria d'un ci-lizio , é non mostrerebbe nè. ugualità nellas U a granaglia, nè precisione nel suo colore.^ L’inegualità della tensione dei due fili, che.à s’attraversano scambievolmente, e le diversi-vi 1 tà accidentali di rigidezza, odi mollezza, chepossono accadere a ciascuna parte della stof-- 1 fa , ed anche ad ogni fibretta , dispongono^ necessariamente la pezza intera ad increspar-li si, e a far pieghe.. Ciò sarebbe inevitabilespezialmente nelle stoffe leggiere senza le cir-,jr: cospezioni ingegnose dei preparatori, eriten-pk ditori i

Le stamigne, e le rasce , Sì quelle eh* es-à fendo molto lisce non vanno alla gualchiera,i 1 ' sì quell’altre che sono state battute solo nell*È acqua, com’anche quelle infine che sono sta-isi te non solo pulite, ma gualcate a secco perA essere panneggiate, debbono esser tutte scio-B rinate. Si ritirano dalla pertica per dar loropii gli ultimi preparativi, la di cui mira prittei-tb pale è di distruggervi a fondo i residui degliîiiii elastici, che scompigliano 1’ uguaglianza delìj- tessuto, di piegare al medesimo verso tutt' il’is£peli d’ una delle sue facce, e di metter cosìfili* una spezie d’armonia nella stoffa intera collaijt#soppressione delle dissonanze negli stiracchia-ci menti delle fibre interne, e colf uniformitàrondelle riflessioni della luce nell’esteriore. A ciòfil s’arriva facendo passare alla caldaja le starni-ci' M 2 gne

L’ Agitopiù,’ Uo-mo.