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avessi credulo che fossero ancor molti assaipiù pazienti, ai quali gli ornamenti del dia-logo ìion dispiacerebbono. E certo in non soper qual ragione debbano dispiacere a veruno;perchè se i matematici stessi, eziandio i piùausteri e, diciam pure, i più salvatichi e rozzi,considereranno bene quello eh* e* fanno nelleloro scuole , troveranno che ridicono essi an-cora le medesime cose più volte, e interroganoe si lasciano interrogare ; e per rendersi at-tenti gli uditori, commendano le cose che vo-gliono insegnare; e perchè siano più dilette-voli, le spargon talvòlta di leggiadri motti; ilche se fanno con giudicio e con prudenza ,sono eloquenti senza avvedersene. E se cosìfatti artificj usano essi insegnando nelle loroscuole, perchè non debbon soffrire che si usinoscrivendo? Oltreché a spiegar le quistioni al-quanto sottili e diffìcili, chi è che non abbiastimata sempre comodissima la forma del dia-logo? la qual però sarebbe inutile se dovesserlevarsene tuttt quegli artificj , che ritardandola disputa, la rendon tuttavia molto più chiarae più gioconda. Dee dunque esser lecito in undialogo trattener le quistioni, acciocché nonvadano così subito alle loro ultime conseguen-ze , ma aspettino fino a tanto che si sienoabbellite et ornate. Al che certamente molta elunga opera si richiede. Perchè io sentii giàdire a un savio uomo, e nelle lettere grande-mente versato, che il dialogo dee avelie in setutte le bellezze della commedia, con questadifferenza, sola, che dove nella commedia siintrecciano varie avventure , nel dialogo si