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Volume II.
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maniera che debba tenersi sempre da chiun-que scrive; facendo come i nostri Lombardi,i quali essendo stati alle corti, si credonoche in tutti i tempi e a tutte le occasionidebba parlarsi con quella stessa serietà e cir-cospezione con cui hanno veduto che si parlaco i gran signori; e dovunque sieno, sempresono nell anticamera di qualche Re ; e nonintendono che quello che è forse laude in unluogo, è molte vòlte affettazione in un altro.Et aggiugneva poi in un altro luogo dellastessa sua lettera: Io non credo però che dovràalcuno accusarmi di mal animo, considerandoche io ho introdotto me stesso nel mio dia-logo , ho dubitato di far che altri usinoverso rtie della medesima: libertà di cui tuttoil dialogo usa verso gli altri ; e scherzandomi chiamino talvolta sofistico e malizioso, emi rimproverino eh io dica il contrario diquel che penso; i quali scherzi se io gli avessi,per ingiurie , non avrei voluto che altri megli dicesse. Così mi scrisse tf autore. E a dirvero, V ultima ragione per lui addptta , pa-rendomi assai valevole a dimostrare V animosuo amichevole verso tutti, fece che io nondeponessi il pensiero di imprimere V operetta.Il che, ajutantemi Iddio, farò ora, non senzaperò supplicar prima i diìicati, c tutti quelliche non vogliono concedere al dialogo niunadimestichezza, famigliarità, di non leggerla.Ma già di questi s è detto abbastanza. Gliamatori poi della lingua, fiorentina, perciocchébisogna sveller dal loro animo alcune opinionidall' uso e dalV età confermate , meritano più