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Volume II.
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lingua in cui potrebbono forse , se vi appli-casser animo, scrivere leggiadramente , laù'ascurano, ancorché non manchino loro gran-dissimi e nobilissimi esempi. Che di vero l A-riosto scrivendo come e scrisse , non mostrogran fatto di voler sottoporsi alle regole delparlar fiorentino ; il Castiglione nel suo bel-lissimo Cortegiano certo non volle. E questipur furono nello scrivere eccellentissimi. Epotrei addurne moli altri, i quali scrivendoin italiano , hanno scritto tanto bene , che iFiorentini se gli hanno poi presi et annoveratifra i suoi autori , credendo che tutto quelloche è ben scritto, sia degno di essere fioren-tino. Con che hanno assai dimostrato quantoapprezzino le altre lingue dell Italia , et hanfatto animo a chiunque voglia dell altre lingueservirsi ; potendo oggimai sperare ognuno chein esse scriva , purché abbia vaghezza e gra-zia t di diventar Fiorentino una volta. misi dica, che permettendo io a gl Italiani discrivere in lingua italiana senza soggettarsialle regole del parlar fiorentino , io vogliaconceder loro una sfrenatissima libertà di usartutte le parole e tutti i modi che lor vengonoa mente, senza distinzione e senza regola nìu-na. Perciocché in qualunque lingua luom scri-va, se vuol scrivere bene e con lode, bisognache osservi le regole di quella lingua m C z«scrive, et oltre a ciò raccolga le parole ele forme più vaghe e più proprie di essa, cosìche induca nell orazione un certo, p er C05 jdir, sapore che ne distingua il linguaggio, etuna certa urbanità } la quale Cicerone stimò