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necessariissima in ogni discorso, quantunqueconfessasse di non saper dijfinirla. E certo igrandissimi scrittori V hanno sempre con ognistudio proccurata , facendo scelta di quelleforme che stimaron più proprie e, per cosìdir, native di quella lingua in cui scrivevano.E noi veggiamo che VAriosto volle più tostodire :
Che furo al tempo che passaro i Mori,che dire:
Che fur nel tempo in cui passaro i Mori ;
et amò meglio di dire: sopra Re Carlo, che:sopra il Re Carlo. E il Castiglione nel prin-cipio della sua lettera al Vescovo di Viseodisse: passò di questa vita, e non: passòda questa vita, o morì; perchè quand’anchenon fosse errore il dire a quest’ultimo modo,pure non può negarsi che quella prima manieranon abbia molto più grazia. E certo altra va-ghezza ha il dire: vedi a cui io do mangiareil mio , come disse il Boccaccio , die nonavrebbe il dire: vedi a qual persona io doda mangiare la roba mia. Le quali minuzieson veramente minuzie , et ognuna da se è dipochissimo momento; ma tutte insieme, essen-done sparsa l’ orazione, massimamente se sifaccia per modo che non mostrisi troppo stu-dio, le acquistano quell’odore di urbanità chetanto piacque a Cicerone . Ora quelli che nonvogliono scrivere fiorentino, dicendo che bastaloro di scrivere italiano , io voglio che sap-piano, in primo luogo , che così scrivendo,