Band 
Volume II.
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ni avveggo J 'essermi esteso sopra ciò troppo piùlungamente che non conveniva. Però tornandoal proposito, quantunque , per mio avviso,debba esser lecito a ciascuno di scrivere àiquella lingua che più gli piace, 0 italiana ofiorentina, se però sono alcuni che tanto aminola lingua fiorentina, che non possano amaraltro, io gli esorto di non leggere il presentelibretto; perciocché Vautore, come un giornomi disse egli stesso, ha studiato tanto poco difarlo in buona lingua, che, non che in fio-rentino , teme di non averlo fatto pure initaliano ; ma scrivendo il libro tra molte angu-stie d > animo, e solamente per sollevar se me-desimo , non ha creduto di dover mettere moltostudio per satisfare agli altri. Ben è vero,soggiugneva egli, che se il libro venir dovessenelle mani delle persone, - bisognerebbe avvi-sarle prima di questo stesso, e far loro in-tendere, che io so bene (diceva egli) di nonaver adempiute le parti di buon scrittore, di aver dato al dialogo quegli ornamentie quelle grazie che si richiedevano ; accioc-ché se alcuno mi accusasse che io abbiascritto rozzamente, non debba anche accu-sarmi che io non labbia conosciuto. E pernon diminuire la gloria de valenti uomini,sarebbe anche necessario far sapere a tuttiquelli che fosser per leggere loperetta, ( sealcuno però di tanto la stimasse degna) cheil dialogo è finto del tutto, e secondo cheè costume dei dialoghi , fa dire alle per-sone quello che non hanno mai detto. Perchè^ vero se quei singolarissimi et eccellenti