LIBRO I. 5 q
similmente che nel moto equabile niuna. azionesi adopri , per questo appunto , che moven-dosi un corpo equabilmente, niuno accidentenuovo in lui producesi. Pure quantunque nonsia azion niuna nell 1 inerzia , e 1 ci bisogna peròintender ne 1 corpi una proprietà, per cui siconservino in quello stato in cui dalle po-tenze furono posti ; il che se non fosse, niunoeffetto ci rimarrebbe delle potenze. Avendo iofin qui detto, stette un poco pensoso il si-gnor Marchese , poi ripigliò. Il conservare mipar pure che sia un agire; or se dunque l’i-nerzia conserva il movimento e la quietene 1 corpi, come può dirsi che ella non abbiaazion niuna, e non agisca? Io credo, rispo-si , che il conservar le cose sia un agire, nonmen che il produrle ; ma credo ancora cheil conservarle altro non sia che l’azion diDio ; il quale siccome nel produr le formedei corpi vuol servirsi delle potenze create ,e agir con loro, così mi conservarle vuoleagir da se solo. E quindi è, che a quella talinerzia, che noi vogliamo pur concepire comeuna qualità de’ corpi, non resta da far nulla,.,e si riman senza azione. Ma che giova entrareora in tante sottigliezze , e così poco neces-sarie al proposito nostro ? per cui basta sa-pere che tutti gli effetti della natura si ope-rano per alcune potenze che producon ne 1 corpila velocità, la qual poi si conserva in essi ,che che ne sia la cagione , finché vengaper l’azione di altre potenze a distruggersi;e perciò non avervi parte alcuna quella forzaviva die vorrebbe oggi introdursi nel mondo