Band 
Volume II.
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LIBRO I. Q5

gran tempo ; per altro può ora piacermis e non perchè piace a voi. Io dirò dunquebrevemente degli elastri, acciocché intendiate,niun luogo lasciarsi per essi alla forza viva,e tutti i loro effetti non daltro procedereche dalle potenze e dallinerzia. E diro quelloche me ne verrà in mente ora 3 voi vedretepoi se io discordi da quello che già ne pen-sai , scrivendo i Comentarj ; di che appenaora mi sovviene. Dette queste parole , presiil foglio che avea tra le mani il signor Mar-chese , e disegnatovi sopra con la penna laseconda figura, dissi (Figura II.): Avretegià inteso che elastro chiamano un angolo,come ABC, il quale naturalmente richiedeuna certa larghezza, di modo che se per al-cuna straniera potenza si astringa a dover te-nerne una maggiore o minore, faccia forza espinga in contrario. Fingiamo duhque che lalarghezza naturale dell elastro ABC sia AD 3 eche dall una parte appoggiandosi al muro im-mobile XY, sia dall altra premuto per unaqualche potenza applicata al globo C, che lotenga fermo e ristretto nello spazio AC. Standole cose così, voi vedete che lelastro non ces-serà mai di premere il globo C, e sollecitarlocon altri ed altri impulsi verso D ; i quali im-pulsi seguiranno ad essere sempre eguali, nonessendovi alcuna ragione perchè debbano farsio maggiori o minori. Così come quelli dellagravità, disse allora il signor Marchese. Cosìappunto , risposi. E come quelli della gravi-, ripigliò egli, sono, secondo voi, istanta-)lei e disgiunti tra loro per certi piccolissimi