libro r. ^3
Signora, risposi, sappiate pure, che prose-guendo il ragionamento incominciato, pocomi resta a dire ; e se questi signori non vor-ranno contradirmi in ogni cosa, con pocheparole avrò finita la quistione. Imperocchéavendomi domandato il signor Marchese, comesi misuri la forza viva de’ corpi, io gli horisposto, vana essere la sua domanda ', con-ciosiachè niuna forza viva abbiano i corpi ;avere in essi solamente alcune potenze cheproducono la velocità, et altre che la distrug-gono-, alle quali se si aggiunga l’inerzia, cheè la conservazione del movimento e dellaquiete , niuna altra forza si ricerchi a qualsi-voglia effetto della natura. E già agli effettidella gravità abbiamo veduto niente altro ri-cercarsi 5 resta che si vegga lo stesso neglielastri. Se questo resta , disse allora il signorD. Serao, non resta così poco, come voi di-te ; anzi parmi che resti ogni cosa, sapendonoi che Bernulli ridusse tutta la quistione agli. elastri soli. E per questo, risposi io , laridusse a poco. Perciocché di qualunque ma-niera si apra una serie di elastri, e spinga uncorpo , che altro fa ella se non produrre inesso altre ed altre velocità , onde egli viepiù s’affretta e corre via ? il che tutto puòbenissimo intendersi , intendendo solamentealcuna potenza che produca nel corpo le ve-locità sopraddette, e l’inerzia che le conservi.E con ciò solo, se la signora Principessa mene desse licenza, io potrei aver finito il mioragionare. Io la prego bene, disse allora ilsignor D. Piccola, di non darvcla, parendomi