LIBRO T. I0 3
Appena dette queste parole, la signora Prin-cipessa m’interrogò dicendo: vi sarà egli j )0 iconceduto da tutti, che nell’aprirsi della se-rie E\ T si aprano ad un tempo tutti gli ela-stri che la compongono , e però tutti urtinoil globo N? perchè parrai di avere udito dire daalcuni che prima si apra il primo elasti’O LMN,e poi gli altri di mano in mano. Signora, ri-sposi, il Padre Ricca ti, del cui libro già sietevogliosa , e con ragione, il mi concede ; ecredo che Io stesso faranno tutti, toltone as-sai pochi-, ma per non servirmi dell’autoritàsola, voglio che avvertiate che ogni elastro■nell’ aprirsi perde sempre della sua forza : poi-ché dunque , essendo la serie EN chiusa etimmobile , tutti gli elastri di essa si impedi-scon l’un l’altro con forze eguali, se avvengache ella si apra, e perciò aprasi il primo ela-,stro LMN, dovrà questo scemar tosto dellaforza sua, e dovrà nello stesso tempo l’ela-stro IKL, sminuendoglisi l’impedimento, al-largarsi. E per l’istessa ragione , aprendosi ilsecondo elastro IKL, dovrà aprirsi anche ilterzo e gli altri tutti. E mi ricorda aver lettoin quella famosa scrittura che diede fuori Gio-vanni Bernulli sopva le leggi della comunica-zione del moto, che avendo quel grand’ uomoproposto due serie , una, se non m’inganno,di dodici elastri, et un’altra di tre, le qualiaprendosi spingono due corpi eguali; e do-mandando , perchè quella spinga il corpo suopiù forte che questa , risponde che quellaspinge il corpo non solamente co’tre primielastri (con che "lo spingerebbe egualmente