LIBRO ir. jgg
negli Atti di Lipsia , la quale allargandosi daamendue le parti, spinge e caccia dué globidiseguali. Per proceder dunque con qualcheordine, disse allora la signora Principessa,io voglio che il signor D. Niccola espongaprima e provi la sua difficoltà : poi verremoa quella del signor D. Serao; diremo appressoqualche cosa delle leggi del moto, giacchéanche di queste è stato proposto di doverdire. E stato anche proposto, ripigliai io ,non so che intorno al principio della sempli-cità. Oh di questo , disse la signora Princi-pessa, non voglio io che più si ragioni- per-chè voi vi siete ostinato in quella vostraopinione, e mai non se ne verrebbe a capo.Certo che no, risposi ; perchè anche il signorD. Serao s’ è ostinato nella sua. Di che risela signora Principessa.; indi volgendosi al si-gnor D. Niccola, or cominciate voi, disse. Al-lora il signor D. Niccola essendo soprastatoalquanto, a me rivolto, cosi cominciò. Io nonho da proporvi cosa che voi già non sappia-te ; nè altro dirò se non quell’ argomentomedesimo che già propose Giovanni Bernulliin quella bellissima scrittura che ci lasciò so-pra le leggi della comunicazione del moto; ecercherò di svolgerlo da quelle curve e daquei calcoli di cui volle l’uomo ingegnosissimocoprirlo et adornarlo ; acciocché , se non lavaghezza e la leggiadria della dimostrazione,ne sentiate però la forza. E per cominciard’ alto, e non lasciar a dietro cosa alcuna diciò che è necessario alla dimostrazione, dico,in primo luogo, che essendo lo spazietto Nr,