LIBRO II. 21 3
attribuirsi quello che a tutte le altre contu-sioni s ’è attribuita, come all’ordinata zerodella parabola quello si attribuisce che s ’ èattribuito a tutte l’altre. Ed io vi dico, rispo-si , che la serie delle ordinate nella parabolanon si termina, nè può mai terminarsi nel-l’or dinata nulla; perchè se l’ordinata è nulla,non è più ordinata. In che dunque si termi-na ? disse il signor Marchese. Et io risposi:Mai non si termina ; ma venendo a impicco-lirsi le ordinate a poco a poco, scorrono pertutti gli ordini delle piccolezze infinite, nèinai si incontrali nel nulla, il quale non è inniuno di quegli ordini, et è fuori di tutta laserie. E similmente se voi levaste ad una li-nea la sua metà, e a quel che resta levastedi nuovo la sua metà, e così procedeste ininfinito, componendo una serie di tutte lemetà levate, sarebbon le linee d’ una tal se-rie , l’una dell’ altra, sempre più picciole ; eniuna però ne sarebbe mai la qual fosse nul-la , essendo ognuna la metà della precedentelinea, nè potendo il nulla esser metà di lineaVeruna. Et io credo che di gran lunga si in-gannili coloro i quali pensano che una cosaper impiccolirsi possa mai divéntar nulla; esi immaginano che le cose piccole sieno piùfacili ad annientarsi che le grandi. Laondeanche si persuadono che, se la natura volesseridurre una cosa a niente , dovesse prima aPoco a poco rimpiccolirla, e conducendola permia serie di infinite piccolezze far finalmenter 'he si incontrasse nel nulla ; il qual camminoSe la natura tenesse, non la ridurrebbe al