libro ir. 243
avviatici pian piano verso casa, ecco il signorGovernatore venirci incontro col sig. D. FeliceSabatelli e col signor Conte della Cueva , chegiunti erano poche ore innanzi da Napoli . Eranvianche altri signori desiderosi di riverire la si-gnora Principessa. Di che fu fatta maravigliosafesta, abbracciandosi or gli uni or gli altri, et°r una or altra cosa dicendosi. Nella qualeallegrezza dimostrò alcun dispiacere il signorGonte della Cueva di non essere assai pertempo arrivato a Pozzuolo, onde poter essernon noi nella nave. 11 che sentendo la signoraPrincipessa, forse per tormentarlo alcun po-co , assai più dispiacere avreste, gli disse, sesapeste i ragionamenti che vi si son fatti; ebrevemente gli espose le quistioni avute. Per-chè egli prendendo vie più sdegno dell’ essertardi venuto, si dolse alquanto col signor D.Felice dell’indù gio ; il quale fattosi innanzi,a vrei, disse, pur volentieri udito disputared’una dimostrazion nuova, uscita, non ha grantempo, sopra la forza viva ; et è del chiaris-simo Padre Riccati ; e mi par tanto ingegnosae tanto bella. Ma sento essere alcuni che nonse ne vogliono persuadere. Credo, disse allorala signora Principessa, che noi ne abbiamoqui uno. Ma sappiate che delle molte coseche sono state proposte, resta quest’una solacui non s’è ancor disputato. Mentre ilsignor Conte della Cueva e il signor D. Felicemsieme con la signora Principessa andavanotla lor ragionando, io e gli altri, rimasi al-quanti passi addietro, gli seguivamo. Ed eglinomtanto, come poi io seppi da loro stessi,