3i6 DELLA FORZA de’CORPI
mio una gran fatica; ma l’avete fatto contanto mio piacere, e credo ancora di questisignori, ch’io non posso pentirmi di avertaviimposta. Et io risposi : Piacemi che le ragioniche io ho dette, abbiano potuto tanto ; e sevoi le avete per vere, poco mi curerò se misaran negate da questi altri. Io non dico diaverle per vere", rispose la signora Principessasorridendo ; dico che mi sono grandementepiaciute ; ma voi le avete con tanto studio econ tanta arte adornate , che mi e nato nel-l’animo qualche sospetto. Forse non le ha pervere, disse allora il signor D. Serao, nè eglipure. E già la signora Principessa, dicendosiqueste cose, giunta era alla porta delle suestanze, dove salutando tutti con molta graziaci licenziò. Noi tratti dalla dolcezza di unasoavissima aura che allora a spirar comincia-va , uscimmo nel giardino, dove al grato su-surro che le foglie degli alberi lievemente scossefacevano, s’ aggiunse tosto il canto de’ vaghiaugelli, svegliatisi a salutar l’aurora che giànascea. E quivi dopo aver passeggiato alquanto,ragionando chi di una cosa e chi di un’altra,preso finalmente l’un dall’altro commiato,n’andammo a dormire , essendo oramai sparitetutte le stelle, toltone la bella governatricedel terzo cielo.