3(ÌO DELLA FORZA ATTRATTIVA
introdurre un nuovo vocabolo, senza promoverpunto la cognizion della cosa. E questi in ve-rità mi fanno ridere. Nè so vedere per qualcagione non potessero similmente burlarsi an-che del Newton : il quale quando ha dettoche il peso de’corpi altro non e elle un prin-cipio per cui essi si sforzano di accostarsi allaTerra ; e questo principio ha nominato attra-zione, l’ha egli spiegato per ciò ? ha egli de-terminato in che consista / Non già: anzi nonha pure avuto in animo di voler farlo. Dirassiegli dunque che il Newton non d’altro abbiaaccresciuta la filosofia che d’un vocabolo,senza promover punto la cognizion della cosa?
Ma io veggo che a persuadere certuni, bi-sogna cominciar d’ alto , e levar loro di testaalcuni pregiudicj. Io dico dunque che in duemaniere può un filosofo accrescere e promo-vere la cognizione di una qualità o di un prin-cipio , che a lui sia proposto, oscuro e inde-terminato. La prima si è di spiegare la qualitàstessa, e determinare in che ella consista. La se-conda si è di estenderla a più cose, e lascian-dola così oscura e così indeterminata, com’è,farla valere in molti casi, in cui non si credeapunto che valesse. Di queste due maniere laprima tentata fu dal Des Cartes, il quale essen-dovi poco felicemente riuscito , ha levata lasperanza a tutti gli altri. La seconda e seguitacon più fortuna dal Newton, il quale senzaspiegare in che consista la gravità, che eglichiama attrazione, pur fa vedere che ellaregna in tutti i corpi , anche in quelli incui meno si credea. Così dimostra che quel