altri la felicità che non ho saputo ritrovareper me medesimo; e se il libro non fosse statofatto per comandamento vostro e per voi, ionon so quello che ne fosse avvenuto. Poi pen-sando meco stesso, e rivolgendomi con l animotra le mie cure, ho finalmente considerato ,che se noi non vogliamo che parlino■ della fe-licità se non i felici, è da temere che troppopochi saranno al mondo quelli che ne parle-ranno. E siccome interviene talvolta in unacittà, o terra illustre, che non essendovi niunmaestro assai valente o di ballo o di musica ,o di pittura o d’ altra tal arte nobile e libe-rale , pur si piglia lezione da chi è men chemediocre, parendo meglio saper qualche cosadi quelle arti che esserne del tutto privo ; cosìessendo al mondo tanto pochi i felici, o piùtosto non essendone niuno, chiunque voglialezioni di felicità, debba essere contento di pren-derle da qualche infelice. Senza che molte voltele cose, meglio che per se stesse, si intendonoper li loro contrarii. Il perchè dovranno es-sere attissimi ad insegnare la felicità eziandioquelli che non la provano, solo che notinodiligentemente e con qualche studio tutto ciòche sentono mancare in loro, e conoscano aduna ad una tutte le parti della loro miseria ;il che non è molto difficile a chi la prova.Comunque siasi, che troppo ornai s’ è detto,se il presente libro venisse in altre mani chenelle vostre, e le mie escusazioni non fosseroda gli altri ricevute, a me però basterà chesieno ricevute da voi ; e quand’ anche ciò minegaste, pure sarò contento di avere obedito
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Volume II.
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407
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