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io, che da natura mi lascio facilmente volgereallo stile di quei ch’io leggo, nonpotea certoda quei commenti raccogliere nè ornamento nègrazia. Aristotele poi ha. molte quahtà nel suodire belle e maravigUose, e tra V altre unacerta franchezza e brevità risoluta con moltagravità, le quali, essendo massimamente ac-compagnate da mille altre vaghezze, gli stannobene , e V hanno fatto piacer tanto a Cicerone .Ma se di quelle alcun poco mi si fosse attac-cato, ben vedea che quel poco trasferito adaltra lingua, e spogliato degli altri ornamenti,sarebbe in me cattivo, e rimarrei nel mio dire,così come parmi d J esser rimaso, arido e digiu-no, avendo dinanzi a gli occhi un esempiopienissimo e abbondantissimo. Et io certo avreiposto cura per non incorrere in tali vizii, o,essendovi incorso, per emendarli, se, oltre gliincomodi che già vi ho detto , non avessi an-che V animo inquieto fuor di modo e turbato.Perchè, oltre quella naturale malinconia che,come sapete, mi è tanto propria che par nata:meco , potrei dirvi, se fosse luogo , di molteangustie et ansietà che tuttavia mi stanno in-torno all’ animo, nè lasciati d’ essere al com-mosso spirito tormento e pena, per quanto di-cano d’esser nate da bella e nobil cagione:ma qual che la cagione ne sia , che non siallontana pero dalla virtù , affliggono il cuore,e distolgon la mente, da gli studii riposati etranquilli. Intanto che mi sono sdegnato piùvolte meco stesso della mia filosofia, e ho presoin ira gli scritti, miei , parendomi presunzion.troppo grande che io volessi mostrare a gli