Band 
Volume II.
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431
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PARTE PRIMA 43I

Il popolo, die non è avvezzo gran fattoa pensar bene e rettamente, suole aggiungereuna terza classe di beni, che egli chiama uti-li, e far la divisione di tre parti. Ma nons 1 accorge che quella cosa che noi chiamiamoutile , non è bene in se stessa, ma è più to-sto un mezzo che ne conduce a qualche bene,o sia questo il piacere , 0 la virtù. Chi chia-merebbe utile ciò che non servisse all uno all altra ì Non debbon dunque le coseutili numerarsi tra i beni, come le dilette-voli e le oneste ; che se la divisione piaceal popolo, potrà l 1 oratore servirsene , nondovrà servirsene il filosofo.

E stata quistione tra i filosofi , se F aziondisonesta possa esser mai utile. E certo seascolteremo gli Stoici, non può. Imperocchéutile è quello che ne conduce in qualchemodo alla felicità. Ora essendo , secondo essi,la felicità posta nella sola virtù, a cui senzadubio non può mai condurne F azion disone-sta , ne segue di necessità che Y azion diso-nesta non possa giammai esser utile. Ma que-sta ragione sarà nulla qualor si Jneghi che lafelicità consista nella sola virtù.

Consistendo dunque la felicità nella virtùe nel piacere congiunti insieme, pare chedebba dirsi utile tutto ciò che ne conduce oal piacere 0 alla virtù ; ma non già ciò chescorgendoci all 1 uno, ci allontana dall altra. Etale si è F azion disonesta, la quale se adornala felicità d 1 alcun diletto, la guasta e la cor-rompe con la disonestà; e levando alluomo