464 FILOSOFÌA MORALE
nò disonesta ; non onesta, poiché non è fattaper fine di onestà ; nè disonesta pure, poichéchi dirà essere disonesta cosa il volere starsano? Dunque non essendo nè onesta, nè di-sonesta , sarà indifferente.
Qui chiederà alcuno, se sia pur da lodarsicolui che prende la medicina per solo fine disanità5 parendo certo che sia, poiché fa azionragionevole. Non è egli ragionevol cosa il pro-curare la sanità ? E se e da lodarsi, come di-remo dunque che egli non faccia azione one-sta e virtuosa?
Rispondo: Colui che prende la medicina,fa cosa buona et obedisce alla ragione ; manoi fa per obedirle, lo far per star sano, epiù tosto che alla ragione pensa a se stesso.Così fa cosa buona, ma non la fa onestamente,non facendola per fine di onestà. Laonde nèsi oppone alla virtù, nè la segue. E quindiè, che egli non è nè da biasimarsi, nè dalodarsi 5 poiché si biasimano quelli che fannole azioni disoneste, e si lodano quelli chefanno le oneste ; et egli non fa nè f uno, nèf altro : se già non volessimo estender la lo-de, come fanno i poeti e gli oratori, a tuttele cose buone, anche a quelle, che non con-sistono in virtù, come sono la bellezza, lasanità, et altre tali. Nel caso qual noi loderemo1’ azione di colui, che prende il medicamen-to , più tosto come buona e conducente allanaturai felicità, che come onesta} e così silodano ancora le ricchezze, la nobiltà, la gra-zia, e tutti gli altri beni che son fuori dellavirtù.