PARTE SECONDA 4^3
astratto, par die tutti s’ accordino a dire chepossa ella essere indifferente, cioè nè onesta,nè disonesta. In fatti chi dirà che l’azione deipasseggiare, spogliata d’ogni sua circostanza,sia onesta ? E nè meno però si dirà che siadisonesta. Perchè il passeggiare , se si spoglidi tutte le sue circostanze, niente ha ondepossa dirsi o conforme alle regole dell’ one-stà , o contrario ) onde pare indifferente. Mase poi si consideri 1’ azione in chi la fa , se-condo le circostanze tutte, è gran quistione,se indifferente esser possa ; e quantunque ifilosofi poco di ciò abbiano scritto , ne hannoperò trattato molto sottilmente i teologi cri-stiani , i quali seguèndo i principii altissimi diquella loro divina filosofia, sono stati trattiin contrarie opinioni. I più sottili, parendoloro che ogni azione riferita a Dio sia onesta,riferita ad altro disonesta, hanno stabilito conmolto giudicio, niuna azione poter essere in-differente. Ma essi seguono i principii loro.Noi non aspiriamo ora a quella tanta sublimità.
Però seguendo le traccie che Aristotele ,non da altro condotto che dall’ umana ragione,ci ha mostrate, diremo, poter benissimo alcunaazione essere indifferente. Il che proveremoin tal modo. Componendosi la felicità di molteparti, delle virtù, de i piaceri, de i comodi,e potendo farsi alcuna azione per fin di vir-tù , può anche farsene alcuna per fin di pia-cere e di comodo 5 come quando uno prendela medicina non per altro che per riavere lasanità, il quale allora pensa al comoda, nonalla virtù. Or tale azione non è nè onesta,