Band 
Volume II.
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,{66 filosofia morale

i quali vorrebbono clie nel dividere , nientemai si ommettesse di ciò che dividesi, e siturbano se f una parte si confonda con 1 al-tra ; et hanno stese certe lor leggi. Maquando i filosofi entrarono in queste cose,le trovarono già occupate dal popolo, il qualeavea divise le virtù a senno suo, notandonemolte , quelle singolarmente che più risplen-devano , e distinguendole con certi nomi. Laqual divisione miraeoi sarebbe, se fosse sta-ta , non diro compiuta e perfetta , ma co-stante appresso tutti, e sempre la medesima5perciocché il popolo segue più tosto il casoche la ragione. perciò i filosofi credetterodi doverla mutar gran fatto, o correggerejimperocché sarebbe bisognato sconvolgere lepopolari idee, e introdur nuovi nomi, e igià introdotti torcere dallantica lor significa-zione, con gran disturbo degli oratori e deipoeti, e di tutti quelli che parlano alla mol-titudine, ai quali, non che fastidio e noja,con questa filosofia, anzi comodo et ajuto re-car voleasi.

Seguiron dunque i filosofi, in dividendo levirtù, più tosto i popolari instituti che laragion loro-, molto curarono di soddisfarea i dialettici. E quindi venne quella gran mol-titudine e varietà delle divisioni che essi pro-posero ; delle quali però non mai, chio sap-pia, contesero qual fosse esatta, o non fosse,sapendo essi bene niuna esserne tale. Posido-nio, che visse a tempi del gran Pompeo ,ridusse le virtù a quattro sole. Più assai neavean numerato Cleante e Crisippo . Panezio ,