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Volume II.
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PARTE TERZA ^ 4^7

meno antico di questi due, seguì unaltra di-visione. E quest] tutti furono Stoici . Aristo­ tele , non che dagli altri, discordo da se me-desimo , avendo divise le virtù nella Rettorica ad un modo , e nella Morale ad un altro. Per-ciò e anche verisimile che Teofrasto , die fudi quella scuola, seguisse certa altra divisionsua. Niente in questo luogo è piu incostantedi Cicerone , il qual pare talvolta esser con-tento quelle quattro, prudenza, giustìzia ,fortezza, temperanza ( che fu la divisione dellaantica Accademia); e talvolta, come questenoi contentassero, altre ne aggiunse, e nonsempre le medesime. Tanto è vero, che pocoriguardarono all esattezza della divisione, pur-ché non troppo si discostassero dalla popolarconsuetudine.

era gran fatto necessario il fare altri-menti; imperocché, purché si conosca qualeazione sia virtuosa e qual no, poco importaalla retta instituzion de costumi il sapere diqual maniera esser debbano le virtù divise, ea qual d esse sia lazione da riferirsi ; inter-venendo quasi sempre che si conosca V azioneessere virtuosa prima che si sappia di qualvirtù. Già gli oratori e i poeti, e quelli cheparlano al popolo e commendano la virtù, oproponendola in altrui, o facendo sembiantedi averla in lor medesimi, vana cosa sarebbeet inutile, anzi nociva et importuna il volerdistorli da glinstiluti popolari. Il perchè benefecero i filosofi a seguir più tosto le divisioniutili et imperfette del popolo, trattando diquelle virtù che giù il popolo conoscea, cherintracciarne delle perfette et inutili.