PARTE TERZA 4 75
dandosi ad uno può chiamarsi dono, come ildanaro, la roba e tutti i beni che vengonoin commercio. Però colui che fa ottenere ladignità ad un altro , o gli e cortese eli un ti-tolo , e mostra la via al passaggiero, si chiamaegli bensì gentile e benefico, ma non dona-tore , nè liberale.
Cade nell’estremo della liberalità per ec-cesso colui che dona oltre il convenevole, eper difetto colui che dona meno del conve-nevole. Il primo di questi estremi suol chia-inarsi per un certo uso prodigalità ; sebbenprodigo il più delle volte si dice anche coluiche dissipa le sue facoltà , eziandio che nulladoni ad altrui , potendo dissiparle o nella cra-pola , o nel gioco, o in altra guisa. L’altroestremo si chiama da molti avarizia, e forsemeglio da Aristotele àveùevdepiob- E certo l’a-varo cade in questo estremo • ma non per-tanto può uno cadere in questo estremo , etuttavia non dirsi avaro ; come sarebbe uno,il quale essendo strettissimo nei donativi, fosselarghissimo nelle spese, e consumasse tuttoil suo in passatempi- il quale non si direbbeavaro, e tuttavia mancherebbe alla liberalità,lasciando di donare quanto conviene.
Può dunque chi è prodigo non eccederenella liberalità, e chi manca di liberalità nonè sempre avaro. Onde apparisce , ciò che ve-drassi anche altrove, quanta confusion siane’nomi popolari, e quanto bisogno abbianodi studiar bene la natura delle virtù tutti quelliche debbono parlarne al popolo, per non con-fonder le cose , essendo i nomi così confusi.