^4 filosofia, morale
intemperante si chiama , ma è da distinguersicon altro nome.
Gli estremi della temperanza diconsi esserel 1 intemperanza e l 1 insensioilità. L’ intempe-ranza trae all’eccesso, et e di colui che vadietro a’ piaceri soverchiamente. L’ insensibi-lità poi sarebbe di uno il qual non avesse ilgusto nè del mangiar ne del bere, e nonsentisse le lusinghe del tatto; e questo estremoè più tosto difetto di natura che scostuma-tezza j et e tuttavia rarissimo e forse ancheimpossibile. Chi dunque fosse insensibile ostupido, non avrebbe colpa, ma nè purevirtù.
Fin qui abbiamo detto della fortezza e dellatemperanza; le quali due virtù pare che prin-cipalmente sieno dirette a compor l’uomo, eformarlo bene in lui stesso. Le altre virtùpaion più tosto dirette a formar l’uomo, eben comporlo verso gli altri ; tra le quali lagiustizia suole aver primo luogo : ma percioc-ché di essa dovremo trattare un poco più lar-gamente , la rimetteremo all’ultimo, e cosìparimente lece Aristotele . Ora diremo dunquedella liberalità.
CAP. V.
Della liberalità.
La liberalità è una virtù per cui l’uomodona del suo ad altri moderatamente, secondola retta ragione. Onde si vede subito, la ma-teria di questa virtù essere tutto ciò, che