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Volume II.
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PARTE QUARTA 5a3

Ben è vero che se luomo avrà il governodelia famiglia o della città, mancherà moltoalla virtù sua se egli non istudierà tutti i modidi render felice e luna e laltra ; e mancandoalla sua virtù, mal provedera a gli altri et ase stesso ; e facendo altrui infelice , sara in-felice egli pure. Par dunque che se egli avràla prudenza che gli conviene, dovrà ancheavere F economia e la politica. Ma già dellaprudeiìza , per quanto soffre la brevità di uncompendio, assai sè detto.

CAP. VII.

Dell arte.

Diremo ora dell arte , ragionando alquantodella natura sua, e poi del suo oggetto. Dicodunque che F arte è un abito di conoscere edistinguere rettamente tutto ciò che si ricercaa render bella e perfetta F opera che si fa ;et è abito di conoscere, non di fare, essendoposto nell intelletto, di cui proprio è il co-noscere; il far poi appartiene alle altre facoltà.

io credo che in altra maniera debba'spiegarsi Aristotele , dove e 1 dice esser larteli,iv Ttoivinuìiv ; le quali parole benché si in-terpretino da alcuni habitum Jaciendi, meglioperò , Secondo eh io giudico, si spiegan daaltri dicendo: habitum. ad Jaciendum idoneum,cioè abito acconcio al fare ; perchè di veroniuna cosa è più acconcia a far bene il lavo-ro che il conoscere tutto ciò che alla per-fetta forma di esso si appartiene,