Band 
Volume II.
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524
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5a4 filosofia morale

mi si dica che artefici si chiamano quelliche fanno ; e non quelli che conoscono. Per-chè io risponderò, che quelli che conoscono,hanno benissimo la virtù che noi ora diciamoarte, benché non la esercitino, e però il po-polo non li chiami artefici, essendosi impostoquesto nome a quelli che insieme hanno lavirtù e 1 adoprano. E quindi è, che uno puòaver 1 arte , e tuttavia non essere artefice,potendo mancargli lesercizio, quantunque nongli manchi la cognizione. Così al danzatorecui sia offesa una gamba , manca 1 eserciziodel danzare, non manca larte ; e il pittore acui è stato tolto il pennello, si dirà aver per-duto il pennello , non 1 arte.

Ben è vero che chi non abbia mai fattoun lavoro , difficilmente può averne larte ,cioè conoscere tutto ciò che si richiede allaperfetta forma di esso ; così difficilmente in-tenderà tutto quello che si ricerchi alla leg-giadria di una danza chi non abbia mai dan-zato ; ma altro è che l 1 arte si acquisti permezzo di qualche esercizio , altro è che con-sista nell esercizio medesimo.

Intendendo F arte alla perfezion di quelloche si fa, come si vede per la definizion sua,chiaro apparisce aver essa un fine assai diversoda quello che hanno le virtù morali, le qualiintendono a perfezionare luomo che fa, nonle cose che egli fa; e quindi è, che alcunopuò avere o molte arti, e far beffi e compiutii suoi lavori, senza però far beffi e compiutii suoi costumi, et essendo un buon arteficeessere un cattivo uomo. Però larte per se