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Volume II.
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534 FILOSOFIA SIORALE

alcuna comparazione, si ricerca a "turbar uneroe, di quello che si ricerchi a turbare unvirtuoso -, ma non è però che non si turbi tal*volta anche leroe.

Per la qual cosa mal fanno certi tragici, iquali volendo ( non so per qual ragion mossi )condurre eroi su le scene , vi conducono in-sensati , e così gli fanno andare alla morte ,come al pranzo. Ma Virgilio, che intese ot-timamente tutte le cose , formò talmente ilsuo Enea, che potesse e temere ne pericoligrandissimi , e dolersi e compatire altrui, eprender odio e sdegnarsi, purché ne fosserole cagioni gravissime. Però non volle che eglisi accendesse damore per qualunque volgarbellezza, come i nostri paladini fanno, masol tanto allorché s avvenne ad un volto rea-le , pieno di grazia e di beltà , con tutte leattrattive dellonestà e del valore-, questoancora era bastante ad accenderlo, se non visi aggiungevano e la gratitudine e la com-passione , e non vi concorrevano in partico-lar modo e il luogo e il tempo, e la fortunae il destino e gli Dii così che pare che tuttele forze si mettessero in opera, tanto umane,quanto divine , per far che laugusto fon-dator di Roma dovesse innamorarsi dell au-gusta fondatrice di Cartagine . Tanto vi vollea far nascere il più nobile e il più magnificoabbracciamento che sia stato al mondo mai,qual fu quello di Enea e di Didone . Fin quidella virtù eroica.

Alla virtù eroica opponsi una qualità del-lanimo che Aristotele lia chiamato <dt!piÓTqTa }