PARTE QUINTA 535
noi potremo dire fierezza, ovver ferità; et èun eccesso di vizio così grande, che par nonpossa in uom cadere ; e chi l’ha, mostra d’es-sere men che uomo , e più tosto fiera cheuomo. Come se uno senza niuna necessitàuccidesse i figli, e tranquillamente se gli man-giasse; che ognun direbbe, costui essere nonun uomo, ma un mostro.
La ferità vien talvolta dalla consuetudine ;e così se ne son veduti parecchi esempi nellenazioni barbare e selvaggie. Viene anche permalattia, come ne’ furiosi ; e per soverchiatristezza d’animo si dice di molti che sienodati in fierezza. E venendo così, non è vi-zio, et è cosa men cattiva del vizio, ancor-ché sia, come dice Aristotele , più terribile;perchè più danno ne reca colui che è presoda ferità, che non il malvagio, il qual mensi teme , benché sia peggiore ; a quella guisache men si teme l’usurajo che la serpe, ben-ché l’usurajo sia malvagio, la serpe non ab-bia in se malvagità niuna.
CAP. III.
Della continenza.
La continenza, che da Aristotele si eliceèyxpàTeich, è una disposizion d’animo a vin-cere , ma con fatica però e difficilmente, lacupidigia de i piaceri; nè già di tutti i pia-ceri ma di quelli solamente che son del gu-sto e del tatto ; perchè chi vince la cupidigiade gli altri diletti, come della musica o della