6l3 ragionamento
dolce e cara solitudine, ni cui niuno si ritro-vasse , se non noi due soli. E primamente,quanto alla forma et allo stile del libro delsignore di Maupertuis , dico che egli mi parscritto, se posso giudicar nulla di una linguaa me straniera, molto politamente, et oltrea ciò con somma distinzione e chiarezza, comeil più soglion essere le scritture de i Franzesi;nè altre qualità vogliono gran fatto esigersine gli scritti di un filosofo. Se io però po-tessi desiderarne alcuna senza esigerla, desi-dererei maggiore gravità e magnificenza didire, ricordandomi di Cicerone , che trattòpure ne’suoi dialoghi lo stesso argomento.Ma forse le opinioni che spiega l’Autor Fran-zese nell’ultimo capo del libro suo , non aveanbisogno della magnificenza del dire ; quelleche spiega ne gli altri, non ne eran capaci.Ora però lasciando questo da parte ( che noncredo già voler voi da me intendere ciò chemi paja dello stile onde il libro è scritto ),vengo subito alla dottrina che esso contiene.Il che facendo, non altro ordine darò al mioragionare se non quello del libro stesso 3 eseguirò di mano in mano tutti i capi che locompongono, fuori l’ultimo, il qual panniaggiunto più tosto ad accrescere dignità alladottrina, che a confermarla,