Band 
Volume II.
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SOPRA UN LIBRO FRANZESE 6 l'J

com egli fa , più tosto la virtù che gli pro-pone un piccol piacere, che la colpa che glienepromette un maggiore ? Non così forse fannoi giusti, i ìforti, i temperanti, i liberali, icortesi, i magnanimi? I quali quante volteseguono la virtù, niun piacere o pochissimosperandone? E allora credono dessere piùvirtuosi. Qual piacere potevasi aspettar Rego-lo , andando incontro ad una certissima e cru-delissima morte ? Qual Curzio , allorché git-tossi nella voragine? Qual Scevola, quandostese la mano ad abbruciarla? E so bene chemolti singegnano e si sforzano di provare ,maggior diletto aver sentito Scevola in quel-latto orribile e spaventoso ^ che altri nonsentirebbe in una soavissima musica, in unconvito. Ma chi è che non senta quanto siendure e diffìcili quelle lor ragioni, e quantosforzo costino a i loro ritrovatori ? Le qualiperò pajono confutate abbastanza dal comunsenso. Più dunque valse appresso Scevola, serettamente giudicar vogliamo, con un picco-lissimo piacere la virtù, che senza virtù unpiacere grandissimo. E di ciò abbiamo infinitiesempi in tutte le istorie, a cui molto nehanno aggiunto i poeti nelle lor favole: fintiin verità; ma non gli avrebbono finti, se nonne avessero prima trovato de i veri.

Io mi sono fermato su questo argomentoalquanto più chio non volea; però vogliopentirmene, parendomi il luogo importantis-simo , e da non dover trapassarsi da chiunquevoglia trattar materie di morale. E desidere-rei grandemente che il signore di Maupertuis