SOVRA UN UIBRO FRANZESE 620
Che ora gli conviene, desiderando poscia dicangiarlo in altro che ad altro tempo gli con-verrà 3 nè dirà per questo che non sia unbene quello che egli ora si gode. Perchè semale dee dirsi tutto ciò che noi desideriamoche cessi una volta e si cangi, male sarà lacommedia, male la caccia, male il convito ;perciocché chi è che volesse che la comme-dia, o la caccia o il convito durasse sempre.
Ma poiché siamo entrati a dire del deside-rio , è da rimovere l’opinione di alcuni, 1quali ogni desiderio indifferentemente mettonoa luogo di infelicità e miseria, nè voglionoche possa esser felice un desideroso. 11 chequantunque possa concedersi a quei filosofi, iquali non vogliono chiamar felice se non co-lui che abbia tutti i beni, et a cui nulla man-chi, non dovrebbe però nè potrebbe concedersial signore di Maupertuis ■ secondo 1 ’ opiniondel quale può F uomo felice avere quanti malisi vogliano, purché i beni che egli ha, alcunpoco gli superino ; onde segue che potrebbeF uomo esser felice , e tuttavia sentir F affannodel desiderio, solo che avesse tanti beni chesuperassero quell’ affanno alcun poco.
Ma sono, a mio giudicio, da distinguersi idesiderj, essendone altri inquieti et affannosi,et altri più quieti e tranquilli. Della primamaniera sono quei desiderj ne’ quali F uomotanto s’ affligge e si crucia di quel bene chevorrebbe e non ha, che (piasi più non sentequelli che ha; come colui che tanto desiderala dignità, che lincile quella non ottiene, piùnon sente il piacere uè dei balli nè dei