62 4 RAGIONAMENTO
convili. E questi desiderj sono veramente perni-ciosissimi, e veleno e quasi peste della feli-cità; nè sono però così frequenti, che l’uomo,massime se egli sia prudente e moderato ,non passi la maggior parte del viver suosenza tali angustie. Della seconda maniera poisono quei desiderj per cui V uomo piglierebbevolentieri alcun bene che non ha ; ma nonse ne crucia soverchiamente , e gode intantodi quelli che ha. E di tali desiderj noi tro-veremo piena la vita dell’ uomo ; i quali perònon turbano la felicità, nè so ancora se malidebbano dirsi ; poiché se non danno agita-zione all’animo , e gli lasciano goder di queibeni eh’ egli possiede, perchè debbono dirsimali ? Anzi quei desiderj medesimi che piùsollecitano il cuore e raccendono, ove sienoaccompagnati dalla speranza, recan sovente,all’ uomo un tal diletto, che egli non vor-rebbe così subito cangiarlo in quello stessobene che desidera ; così che differisce egliStesso talvolta il conseguimento del suo desi-derio , parendogli che tanto più gli dovrà esseredolce e caro, quanto più lungamente l’avràaspettato: come vedesi nel giocatore, il qualdesidera ardentemente il punto, e potrebbeuscir tosto di quell’affanno, aprendo subito ead un tempo tutte le carte ; e pure ama sco-prirle ad una ad una, e a poco a poco, egli piace aspettar lungamente ciò che desidera.
Per la qual cosa io non credo che sia general-mente vero quello che alcuni dicono, cioè cheogni desiderio sia infelicità e miseria , veggen-dosi che tanto piace all’uomo non solamente