SOPRA UN LIBRO FRANZESE 633
Io dico dunque, che il dispiacere il qualviene da colpa, non vien già da colpa chel’uomo sia per commettere, ma da colpa cheabbia già commessa; e quantunque fosse insua mano il non commetterla, non so se ,avendola commessa, sia in sua mano il nonsentirne dispiacere. Ne anche so se la filosofiaabbia alcun mezzo onde assicurar 1 assassino,l 1 usurpatore, il parricida , cosi che non sen-tano qualche tristezza delle loro passate mal-vagità.
Nè veggo pure, come si convenga all’uomosavio trascurare le verità inutili, cercandosoltanto quelle che a lui giovano; nè comequeste sieno così poche, e tanto facili a di-scoprirsi. Perchè se il conoscere qualsisia ve-rità naturalmente piace, e la felicità è postanel piacere, ne segue che qualsisia veritàconduca in qualche modo alla felicità. Qualverità dunque può dirsi inutile, essendo utilee giovevole tutto ciò che alla felicità ne con-duce? Certo Futilità non è posta in altro. Ese pur vorremo accomodarci al senso delvolgo, e di molti filosofi che sono un altrovolgo, chiamando utili solamente quelle coseche traggono a i comodi et a i piaceri delcorpo ; chi dirà che sieno così poche e tantofacili a discoprirsi le verità che servono adun tal fme ? Interroghiamone tutte le arti cheprendon cura di tali utilità, e veggiamo sesi contentino di poche veritàe come facil-mente le scoprano. Quante verità utilissimeha la medicina , alla qual però pare di nonaverne ancora abbastanza ? E non può dirsi