633 ragionamento
il dire che 1’ anima- sente i piaceri intuitalasua estensione, nè quell' altro, che i piacerifortificali l 1 anima. Che poi i piaceri dell’ animoper la continuazione vie piu vadan crescendo,non mi pare così generalmente vero. Perchèse il matematico , pigliando diletto di alcunadimostrazione , vorrà tornarvi sopra più e piùvolte, e leggerla e rileggerla, senza mai partir-ne , arriverà finalmente a nojarsene. Laondevergiamo che gli elementi delle scienze e dellearti, come quelli che già sono notissimi, pocosi pregiano eziandio da gl’intendenti, i qualicercauobene spesso con moltissimo studio quelleverità, che poi trovate disprezzano, et amanopassar ad altre.
Quanto poi a i dispiaceri dell’animo, parche l’Autore voglia metterli nelle mani de gliuomini, e consegnargli all’ arbitrio. Imperoc-ché provenendo essi o dalla colpa, siccomeegli vuole, o dal non poter discoprire alcunaverità che si cerchi 3 quanto alla colpa , puòl’uomo astenersene sempre che voglia ; quantopoi alle verità che non può discoprire, a luista di non curarle, contentandosi di saperesol tanto quelle che a lui giovano ; le qualison poche, et egli, volendo, le può scoprirefacilissimamente. Così i dispiaceri dell’animonon sono se non di chi gli vuole. Tal pareche sia il sentimento del Franzese. A cui con-vienimi di contraddire anche in questo luo-go, s’io voglio esporvi liberamente, secondoche voi mi avete imposto, il parer mio. Etio il farò pure, estimando men male il con-traddire a quel grandissimo uomo, che il di-subbidire a voi.